Energie rinnovabili, le due faccie del mercato italiano.

Energie rinnovabili, le due faccie del mercato italiano.

Energie rinnovabili, le due faccie del mercato italiano.

Energie rinnovabili, un clima favorevole. La promessa di una politica nazionale e locale a favore della «transizione ecologica» e la ragnatela dei lunghi e costosi iter burocratici. Rallentati ulteriormente dai continui cambi normativi.

Queste le due facce di un mercato, quello italiano delle energie rinnovabili. Rischia di allontanare gli investitori esteri, che guardano invece con interesse le opportunità del territorio.

Il caso.

La società è protagonista di una controversa vicenda che coinvolge la Regione Sardegna. Difatti rappresenta alla perfezione il quadro che abbiamo appena descritto.

A maggio 2020, European Energy. Dopo cinque incontri con i soggetti coinvolti nell’iter autorizzativo della regione sarda – tra cui gli assessorati per l’ambiente, per il turismo, per l’industria, per l’urbanistica, e i consulenti della Presidenza della Regione Sardegna – deposita le istruttorie per la realizzazione di 6 impianti fotovoltaici «rialzati».

Impianti da realizzarsi nei territori di Carbonia, Villacidro, Portoscuso, Villasor e Decimoputzu, per un totale di 367 MW.

Si tratta di impianti sollevati da terra, per permettere il contestuale utilizzo dei terreni per la pastorizia.

La scelta di questo tipo di impianti – ci spiega Migliorini – nasce proprio in virtù del fatto che la Regione è restia a concedere i terreni per impianti a terra. Questo per non sottrarli ad agricoltura e al pascolo del bestiame.

La Regione, che durante i colloqui con la società sembrava ben disposta – sottolinea Migliorini – avrebbe dovuto rispondere entro 90 giorni sulla questione preliminare degli impianti non a terra. Difatti questo non succede.

«Qui c’è uno dei principali nodi da portare all’attenzione di tutti. Poiché a fronte dei consistenti costi di istruttoria , l’istituzione dovrebbe almeno rispettare i termini previsti per le risposta».

Burocrazia, un problema diffuso.

Abbiamo voluto raccontarvi questo caso perché rappresenta e sintetizza in sé le principali criticità legate alla burocrazia nel nostro Paese. In quanto l’intero settore delle rinnovabili continua a contestare con forza.

I costi per gli investitori.

Apriamo una parentesi per comprendere meglio quali siano questi lunghi passaggi burocratici cui abbiamo fatto riferimento all’inizio dell’articolo. Chiediamo quindi ad Alessandro Migliorini di spiegarci gli step che un investitore estero deve seguire per realizzare un progetto in Italia.

Come primo elemento, è importante evidenziare che l’iter dell’investitore.

Solo in fase autorizzativa, può costare anche un milione di euro – spiega l’AD – e inizia con l’individuazione di uno sviluppatore locale.

Si stipula un accordo tra le parti e l’azienda partner propone alcuni progetti e le possibili aree in cui realizzarli. Si registra poi un contratto preliminare con i proprietari dei terreni.

Una fase molto delicata e che presenta già le prime criticità, la prima legata all’estensione di queste aree, che difficilmente hanno un solo proprietario.

Il nodo dei reperti archeologici.

In Italia il motivo principale per cui i progetti non vengono approvati è legato all’eventualità che i terreni su cui si vuole costruire possano avere una valenza archeologica. “Questo non dovrebbe essere un limite, commenta Migliorini, ma un incentivo”.

Dopo aver affrontato questo lungo procedimento e le relative spese, c’è la concreta possibilità che il progetto venga bocciato.

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