I pericoli del MES. Appello alle associazioni di categoria imprenditoriali italiane.

I pericoli del MES. Appello alle associazioni di categoria imprenditoriali italiane.

Appello alle associazioni di categoria imprenditoriali italiane.

Da associato CNA, dell’associazione nazionale costruttici ed iscritto a Confindustria, da
imprenditore nella formazione e informazione economica sento il dovere di rendere
partecipi i miei colleghi dei rischi collegati al Meccanismo Europeo di Stabilità.
Premetto che non è mia attitudine professionale prendere posizioni ideologiche rispetto a
tematiche economiche e di management e sarei il primo ad essere felice di sottoscrivere un
accordo che dotasse l’Italia di risorse extra rispetto a quelle reperibili attraverso gli ordinari
canali di finanziamento governativi, purtroppo però il MES ha molti più aspetti negativi che
positivi.
Di seguito riporterò una lista dettagliata, ma senza la pretesa di essere esaustiva, di
motivazioni per le quali reputo necessaria una decisa presa di posizione contro la
sottoscrizione dei finanziamenti MES da parte dell’associazione di categoria che rappresenta
gli interessi miei e di migliaia di colleghi imprenditori, a tal proposito chiedo a tutti gli
imprenditori di tutti i settori che animano l’economia italiana di condividere alle rispettive
associazioni di categoria il seguente appello.
Rimango a vostra disposizione per ulteriori chiarimenti ed aperto a vostre considerazioni e
ad eventuali modifiche in merito, certo che il vostro contributo sarà utile alla nostra causa
comune e alla salvaguardia del tessuto produttivo italiano.

[email protected]

                In fede                                                                                    Foligno
———————                                                                    ————————

Note metodologiche
Il seguente appello è stato revisionato da un team eterogeneo di professori universitari
composto da il Professore Alessandro Stanchi Università di Torino, il Professore Amedeo
Argentiero Università di Perugia, il professore Francesco Ruggeri Freie Universität Berline
e dalla società di formazione ed informazione economica FEF Academy

 

   I pericoli del MES

Appello alle associazioni di categoria imprenditoriali italiane.

I lavori preparatori dell’Eurogruppo di aprile hanno prodotto quello che viene definito MES
senza condizionalità e se anche è vero che il MES non abbia condizionalità inerenti
all’utilizzo dei fondi (purché siano direzionati verso investimenti sanitari) rimane però,
come si evince dal comma 16 del report dell’Eurogruppo del 09/04/2020, il rischio concreto
di far entrare l’Italia all’interno dei meccanismi fiscali di sorveglianza Europea:
“Gli Stati membri dell’area dell’euro rimarranno impegnati a rafforzare i fondamenti
economici e finanziari, coerentemente con i quadri di coordinamento e sorveglianza
economica e fiscale dell’UE, compresa l’eventuale flessibilità applicata dalle competenti
istituzioni dell’UE”.
Gli organi di governo del MES se in futuro riterranno i fondamentali macroeconomici
del nostro Paese non in linea con i parametri europei di sostenibilità delle finanze
pubbliche, potranno optare per modificare i piani di restituzione del prestito conforme
richiedendo misure di consolidamento fiscale come il taglio della spesa pubblica e
l’aumento della tassazione, misure strutturali di flessibilizzazione del mercato del
lavoro, di liberalizzazioni, di privatizzazioni e in ultimo la ristrutturazione del debito
pubblico.
Voglio essere ben chiaro su questo passaggio, sono gli stessi regolamenti europei a
consentire modifiche future ed in corso d’opera delle condizioni di erogazione e restituzione
del prestito, infatti, a tal proposito riporto il comma 5 art.7 del Reg. 472/2013:
“La Commissione, d’intesa con la BCE e, se del caso, con l’FMI, esamina insieme allo Stato
membro interessato le eventuali modifiche e gli aggiornamenti da apportare al programma
di aggiustamento macroeconomico, al fine di tenere debitamente conto, tra l’altro, di ogni
scostamento significativo tra le previsioni macroeconomiche e i dati effettivi, anche alla luce
delle eventuali ripercussioni derivanti dal programma di aggiustamento macroeconomico,
da ricadute negative e da shock macroeconomici e finanziari. Il Consiglio, deliberando a
maggioranza qualificata su proposta della Commissione, decide in merito alle modifiche da
apportare a tale programma.”
L’Italia avendo un rapporto debito pubblico/PIL pari al 134,8% già oggi non rientra nei
parametri europei di sostenibilità delle finanze pubbliche ed è certo che a causa della crisi
economica generata dal “lockdown” governativo il PIL diminuirà considerevolmente,
una perdita che il Fondo Monetario Internazionale stima al 9.1% del PIL1 , mentre il deficit
pubblico legato principalmente agli stabilizzatori automatici (cassa integrazione e politiche

https://www.imf.org/en/Countries/ITA#ataglance

di sostegno dei redditi) subirà, al contrario, una forte impennata che comporterà quindi un
rispettivo aumento del debito pubblico.
Le stime del Ministero dell’Economia e delle Finanze prevedono che a fine 2020 il debito
pubblico in rapporto PIL si attesterà al 155,7% , se 2 nei prossimi mesi il governo
sottoscriverà la linea di credito del MES è quindi molto probabile che lo stesso MES ci
richieda di implementare una delle politiche economiche sopra menzionate.
Il governo per evitare che il rapporto debito pubblico su PIL sia giudicato insostenibile dal
MES sarà costretto a generare cospicui avanzi primari, ma le recenti esperienze storiche, in
particolare il Governo Monti, hanno dimostrato che la contrazione della spesa pubblica e/o
l’aumento della tassazione in momenti di crisi economica peggiorano il rapporto debito
pubblico/PIL invece che migliorarlo3 (Antonio Fatas & Lawrence H. Summers 2017) . Quindi è molto
probabile che le politiche, che il governo dovrà applicare, saranno di fatto procicliche e
aumenteranno le possibilità di commissariamento da parte del MES, il che condurrà
l’economia Italiana in territori inesplorati. Le uniche esperienze storiche di paesi che hanno
sottoscritto i piani di finanziamento MES, come ad esempio il caso greco del 2011, riportano
immediatamente alla nostra memoria scene di devastazione economica, privazione della
dignità umana, privatizzazione degli asset strategici, fallimenti concatenati di interi settori
produttivi, industriali e di gravi crisi sanitarie.
La sola possibilità che il MES, godendo dello status di creditore privilegiato, imponga
all’Italia la ristrutturazione del debito avrà la diretta conseguenza di rendere molto più
costoso l’accesso ai mercati di capitali, aumentando il tasso di interesse sui nostri titoli di
stato e quindi i costi di finanziamento della spesa pubblica necessaria ad assorbire lo shock
economico derivante dalla crisi del COVID-19.
In buona sostanza tali dinamiche economiche causeranno un peggioramento
dell’intera economia italiana e un conseguente crollo della domanda interna che
condurrà al fallimento di migliaia di imprese già enormemente provate da 12 anni di
severa crisi economica, stiamo parlando delle nostre imprese, di quel patrimonio di
operosità unico al mondo e non è giusto lasciare che la politica per incompetenza e
superficialità si prenda ciò che di meglio l’Italia ha da offrire ovvero le nostre imprese,
il nostro lavoro.
Le associazioni di categoria che trovano la loro ragion d’essere nella difesa dei propri
associati hanno il dovere morale di mobilitare tutte le energie al fine di evitare che il
governo sottoscriva una linea di credito attraverso il Meccanismo Europeo di Stabilità,
l’Italia ha la possibilità di finanziarsi sul mercato dei capitali autonomamente, inoltre la
BCE attraverso il suo piano di acquisto è già intervenuta con efficacia per calmierare il tasso
di interesse sui titoli di stato e nulla vieta che la stessa aumenti le sue dotazioni
approcciando la crisi economica con strumenti e dotazioni flessibili4, ragion per cui non
sussistono e non possono in futuro sussistere motivazioni per le quali l’Italia debba
richiedere una linea di credito attraverso il MES.

http://2 http://www.mef.gov.it/inevidenza/Approvato-il-DEF-2020-ripartire-dopo-lemergenza/

http://3 https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0022199617301411

http://4 https://www.ecb.europa.eu/press/pr/date/2020/html/ecb.pr200318_1~3949d6f266.en.html

Nel resto del mondo sono le banche centrali che stanno supportando i governi o attraverso
acquisti illimitati di titoli di stato, asset finanziari privati come nel caso della Federal
Reserve , o attraverso la concessione di scoperti di conto al ministero 5 dell’economia come
nel caso della Royal Bank of England6.
In nessuno dei paesi Occidentali si utilizzano fondi di diritto privato come il MES per
contrastare questa emergenza, i costi nel caso in cui si decidesse di percorrere la strada
del finanziamento attraverso il Meccanismo Europeo di Stabilità sono ingiustificabili e
sarebbero un grave errore, il quale verrà pagato dalle famiglie e dalle imprese italiane,
diventa quindi fondamentale che le associazioni di categoria inizino un rigoroso
dibattito interno e che si facciano portatrici della salvezza del tessuto produttivo
italiano dichiarandosi contrarie al MES.

http://5 https://www.federalreserve.gov/supervisory-regulatory-action-response-covid-19.htm

http://6 https://www.bankofengland.co.uk/coronavirus

 

 

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