Amianto, un minerale che crea conflitti.

Amianto, un minerale che crea conflitti.

Solamente 54 nazioni su 206 totali hanno abolito questo minerale. Che è ancora molto presente sul nostro territorio.

Amianto, un minerale che crea conflitti.

 

Avete mai prestato attenzione agli edifici intorno a voi? 

Probabilmente in alcuni di questi è stato impiegato cemento-amianto (nome commerciale, eternit), un miscuglio di cemento e amianto, noto nell’edilizia per la sua refrattarietà e per le sue qualità di isolante termico e acustico.

L’amianto è un minerale appartenente alla classe dei silicati e le fibre che lo costituiscono possono avere gravi conseguenze per la salute dell’uomo.

L’amianto, infatti, se inalato, colpisce l’apparato respiratorio originando diverse patologie mortali, quali il mesotelioma pleurico e il cancro ai polmoni, ma se ingerito non risulta tossico.

Per tale ragione l’amianto è indicato come minerale pericoloso a livello globale, anche se solo il 28% dei paesi del mondo ne hanno bandito l’utilizzo, tra cui l’Italia con la legge del 27 marzo 1992. Purtroppo, grandi potenze quali Russia, Cina e Brasile ne continuano ancora oggi l’estrazione, la lavorazione e il commercio.

Un tragico esempio italiano dei danni causati dall’amianto si lega allo stabilimento piemontese di Casale Monferrato, chiuso nel 1986, dove per decenni la produzione di eternit ha disperso nell’ambiente circostante polvere del minerale con conseguenze sulla salute degli operai e degli abitanti.

In Italia, l’amianto causa direttamente più di 1000 morti l’anno. Mentre in Europa ne sono previste 200.000 nei prossimi vent’anni, dato che la malattia ha un periodo di incubazione di circa trent’anni.

Nel rispetto delle leggi europee e statunitensi, il fibrocemento è oggi fabbricato con fibre naturali di cellulosa, ma in altre parti del mondo la produzione di amianto-cemento continua.

Tuttavia, in Italia è possibile accedere a dei fondi messi a disposizione dall’Inail. Tramite il BANDO ISI INAIL pari al 65 % dell’ importo richiesto.

A quanto ammontano i contributi a fondo perduto?

Il finanziamento a fondo perduto erogato alle imprese è pari al 65% delle spese del progetto presentato. E che deve essere relativo a una delle tre tipologie esposte. Sono finanziati i soli costi, e non, ovviamente, l’Iva, che non rappresenta un costo per l’azienda.

Il minimo contributo erogabile è pari a 5mila euro: questo vuol dire che ogni progetto deve prevedere un investimento complessivo, al netto di Iva, pari ad almeno 7.693 euro (considerando che 5mila euro costituiscono il 65% dell’investimento totale).

Per i progetti finalizzati all’adozione o al miglioramento di modelli di organizzazione e di responsabilità sociale, per le aziende con meno di 50 dipendenti, non sono soggetti a contributo minimo.

I contributi sono ripartiti su base regionale.